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Urbanistica tattica e altri approcci dal basso al urbanistica sostenibile

Cosa significa Urbanistica Tattica?

Urbanistica ha due possibili significati principali. Il primo è “modo caratteristico di vita dei cittadini urbani”. Il secondo si riferisce a “pianificazione urbana, ovvero la redazione di un disegno organizzato (come strade, parchi e aree commerciali e residenziali) di una città”.

Anche “tattica” ha due possibili significati, il primo si riferisce a “manovre militari” e il secondo è: “l’arte o l’abilità di utilizzare mezzi disponibili per raggiungere uno scopo”.

Possiamo dedurre che l’urbanesimo tattico mira a migliorare il modo di vivere dei cittadini con i mezzi minimi disponibili.

Le tattiche sono considerate un’alternativa alle strategie, e Micheal de Certeau ha definito questi due concetti nel seguente modo:

Chiamo strategia il calcolo (o la manipolazione) delle relazioni di potere che diventa possibile non appena si può isolare un soggetto con volontà e potere (un’azienda, un esercito, una città, un’istituzione scientifica).

Una strategia viene attuata da un attore, che possiede un’istituzione o un luogo e che, attraverso la propria posizione di potere, cerca di estendere la propria influenza su un ambiente in cui è presente “l’altro”.

Chiamo “tattica”, d’altra parte, un calcolo che non può contare su un “proprio”. […] Una tattica si insinua nel posto dell’altro, frammentariamente, senza appropriarsene completamente, senza poterlo tenere a distanza.

Una tattica si adatta alle condizioni preesistenti, condizioni che non possono essere cambiate da una posizione di potere consolidato.

Il “proprio” è una vittoria dello spazio sul tempo. Al contrario, perché non ha un luogo, una tattica dipende dal tempo: è sempre in attesa di opportunità che devono essere colte “al volo”.

Questa definizione è stata utilizzata da molti operatori urbani, ma è sempre meno diffusa tra i professionisti. Anche se inizialmente l’urbanistica tattica era in qualche modo legata ad azioni urbane dal basso, dopo la pandemia di Covid, molte istituzioni hanno adottato il termine per progettare interventi pubblici, sovvertendo la differenza principale tra strategia e tattica.

 

Che cos'è l'urbanismo tattico?

“Tactical Urbanism: Azioni a breve termine per un cambiamento a lungo termine” è un libro pubblicato nel 2015, scritto a quattro mani dal fondatore di Street Plans Collaborative, un’agenzia che collabora con le amministrazioni pubbliche. Questo è probabilmente il motivo per cui la differenza tra tattico e strategico ha iniziato a dissolversi; ironicamente, con la pubblicazione del libro intitolato proprio al nuovo approccio.

La differenza principale tra questo approccio e le precedenti mentalità nell’urbanistica consiste in due punti:

-Dare priorità ad azioni a breve termine con un budget ridotto invece di progetti a lungo termine con investimenti enormi.

-Coinvolgendo molti attori, a differenza della pratica ortodossa di pianificazione in cui la progettazione dell’ambiente urbano è delegata a gruppi chiusi di professionisti.

Queste due differenze consentono un coinvolgimento migliore della comunità interessata da un progetto urbano e permettono esperimenti che possono essere corretti lungo il percorso, invece di consegnare un progetto dopo anni di lavori pubblici. Gli esperimenti possono essere realizzati a causa del budget ridotto investito, e il risultato positivo dell’esperimento è incrementato grazie al coinvolgimento diretto degli utenti futuri.

Fig.1 Tempelhof, Berlino 2014. Crediti: Raumlabor Berlin.
Fig.2 Prossima Apertura, Aprilia 2021. Crediti: Nicola Barbuto

Queste due differenze consentono un coinvolgimento migliore della comunità interessata da un progetto urbano e permettono esperimenti che possono essere corretti lungo il percorso, invece di consegnare un progetto dopo anni di lavori pubblici. Gli esperimenti possono essere effettuati grazie al budget ridotto investito, e il risultato positivo dell’esperimento è aumentato grazie al coinvolgimento diretto dei futuri utenti.

Altri approcci dal basso e l'urbanismo incrementale

Esistono anche altre approcci dal basso: Placemaking, architettura fai-da-te, acupuntura urbana, ecc. Tutti ruotano attorno ai due punti sottolineati riguardo all’urbanistica tattica, talvolta con misure operative leggermente diverse.

Un’altra definizione che è sempre più utilizzata da studiosi e professionisti è l’Urbanistica Incrementale, un approccio sviluppato per la prima volta da RaumLabor nell’aeroporto di Tempelhof (fig. 1), dove hanno definito un Piano Regolatore Dinamico che potrebbe evolvere con le interazioni degli utenti e degli attori.

Incrementale significa “relativo a, o che si verifica in incrementi particolarmente piccoli”.

Questo termine indica che poche azioni vengono sviluppate, non necessariamente con un budget ridotto o in modo temporaneo, e che esiste la possibilità di apportare modifiche lungo il percorso, sia nell’agenda che nel design.

Uno dei primi esempi italiani di urbanistica incrementale è il progetto “Prossima Apertura” ad Aprilia (fig. 2), sviluppato da diversi partner sotto la guida del collettivo Orizzontale.

Il motto di questo collettivo, che solitamente opera a una scala più ridotta costruendo le proprie installazioni, è “Architettura fai-da-te per spazi comuni”. Per il progetto di Aprilia, hanno ideato un processo, invece del classico progetto di design, per integrare molti attori e varie possibili evoluzioni lungo la trasformazione urbana di uno spazio urbano vuoto e di un parco abbandonato.

 

L’Urbanistica Incrementale è anche la definizione preferita utilizzata dall’Iniziativa Globale per la Progettazione delle Città, un programma sviluppato inizialmente dalla National Association of City Transport Officials (NACTO) per diventare un’organizzazione indipendente. La NACTO ha iniziato a sviluppare azioni urbane incrementali nel 2007, realizzando piste ciclabili e il programma NYC Plaza.

L’approccio incrementale consiste in:

1- Raccogliere volontà comune relative ad un luogo portate da un gruppo di attori.

2- Organizzare un evento quotidiano preliminare per presentare un possibile progetto alla comunità coinvolà nel progetto.

3- Raccogliere dati relativi al luogo urbano specifico da trasformare.

4- Progettare un intervento temporaneo.

5- Raccogliere dati relativo ad un possibile miglioramente.

6- Alla fine, se tutto funzione, progettare e costruire la versione definitiva di quello spazio.

Tutti i passaggi forniscono, come sottolineato in precedenza, tempo e opportunità per correggere il design. Dopo che la NACTO ha sviluppato molti progetti, ha dato vita alla GDCI per esportare questo approccio in altre città. A Milano esiste l’AMAT, l’ufficio che sviluppa interventi incrementali nella città, principalmente con il programma Milano Piazza Aperte (fig.3).

Fig.3 Frame, Milano 2022. Design by Ecòl.Crediti: Agnese Morganti, Comune di Milano
Fig. 4 Este no es um solar, Saragozza, 2007. Crediti: Gravalos Di Monte
Fig. 5 Zeedijk playground, Amsterdam, 1958. Crediti: City Archive Amsterdam
Fig. 6 Zeedijk playground, Amsterdam, 1958. Crediti: City Archive Amsterdam

“Esto no es un solar”[1] è un altro progetto(fig.4) che ha segnato una tappa importante in questo tipo di approccio. Nel 2008, dopo la crisi economica che ha colpito il mondo e l’economia spagnola, sono stati incaricati due architetti di sviluppare un programma pubblico che potesse creare lavoro e, contemporaneamente, riabilitare appezzamenti urbani abbandonati. L’obiettivo del progetto era riabilitare luoghi con un budget ridotto in termini di materiali e una forza lavoro considerevole.

Continuando questo viaggio nella storia delle alternative modalità di affrontare i problemi urbani, troviamo i parchi giochi di Aldo Van Eyck ad Amsterdam[2].

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Amsterdam presentava molte parti della città distrutte o abbandonate. L’Ufficio di Pianificazione Urbana del Comune decise quindi di affidare a Aldo Van Eyck un piccolo insieme di esperimenti da realizzare in questi spazi urbani abbandonati, trasformandoli in parchi giochi(fig.5 e 6). Il programma si espande negli anni successivi, producendo oltre settecento parchi giochi, tutti diversi ma con gli stessi principi di progettazione.

1- Una struttura da arrampicata, con elementi strutturali simili ma sempre assemblati in modo da essere diversi in ogni luogo.

2- Il recinto della sabbiera integrato nel design del terreno, sempre presente ma con forme diverse.

3- Il design del terreno realizzato con materiali diversi, che ha consentito un adattamento adeguato di ogni nuova intervensione in ogni contesto urbano specifico.

4- Coinvolgimento della comunità: la scelta di dove collocare nuovi parchi giochi passò rapidamente dalle mani dell’Ufficio di Pianificazione alla volontà dei cittadini. Dopo la realizzazione dei primi parchi giochi, molti cittadini iniziarono a scrivere lettere all’ufficio chiedendo di realizzare nuove strutture vicino alle loro abitazioni, evidenziando specifici vuoti urbani da trasformare da parte del comune.

5- Feedback della comunità: Arrivarono anche lettere riguardanti le implementazioni, dove i cittadini chiedevano modifiche nei progetti della sabbiera e altri dettagli.

6- La pittura. Un’altra caratteristica fondamentale dell’urbanistica tattica e dell’urbanistica incrementale, ora diffusa, fu inizialmente applicata da Van Eyck: la pittura. In uno dei parchi giochi circondato dalle pareti di edifici adiacenti, all’artista Joost van Roojen fu commissionato di dipingere queste pareti circostanti con un disegno astratto ma geometrico, in modo che tutte le diverse pareti sembrassero integrate nel progetto.

L’uso dei colori è fondamentale in tutte queste nuove approcci perché trasforma visivamente un luogo, in poco tempo e con un budget ridotto.

7- La temporaneità è l’ultima, ma non meno importante, caratteristica dei parchi giochi. Il design del tempo, del processo, è fondamentale nella prassi urbana contemporanea. I parchi giochi dovevano essere temporanei, come tutte le sperimentazioni presentate in questo testo.

Frattempo, perché incrementale significa che cambierà forma ma non proprietà, mentre gli usi temporanei possono cambiare sia forma che proprietà, come ad esempio accade nella Manifattura Tabacchi a Firenze. Allo stesso tempo, l’urbanistica tattica può essere utilizzata dai comuni per fingere che stiano facendo uno sforzo per migliorare un ambiente urbano, come nel caso della pittura di una pista ciclabile. Non progettarle bene e non adottare diverse tattiche rende inutile la pista ciclabile dipinta.

Conclusioni

Il problema dell’appropriazione delle innovazioni radicali è intrinseco nella storia dell’umanità. Concetti radicali vengono appropriati da attori che cercano di trarne profitto: vendono immagini radicali a scopo di lucro svuotandole di significato e funzione. È noto che Airbnb crea comunità locali di affittuari e gestori di molti appartamenti. Questo tipo di coinvolgimento della comunità diventa uno strumento per l’agenda della grande società per combattere localmente contro qualsiasi possibile limitazione che un comune locale potrebbe cercare di imporre al business.

Ovviamente, l’appropriazione è più facile se effettuata da un’istituzione (che opera strategicamente), ma può anche verificarsi a causa di un “attivista istantaneo”[1]: una persona che adotta un linguaggio formale usato dagli innovatori sociali, ma che opera con quel linguaggio senza la struttura e il modus operandi appropriati.

La GDCI (Global Designing Cities Initiative) a Milano, che ha portato al programma Piazze Aperte, è stata finanziata da Bloomberg Associates ed è probabile che il programma sia stato finanziato a causa dell’agenda aziendale della società.

“Tactical Urbanism” è un termine che può essere utilizzato, poiché oggi è adoperato anche da non professionisti. Tuttavia, è importante prestare attenzione ai dettagli di qualsiasi progetto o approccio.

I progetti presentati in questo testo contribuiscono al miglioramento dell’ambiente urbano in molti modi:

1- Attraverso processi partecipativi che contribuiscono a costruire comunità e a sviluppare una coscienza collettiva

2- Migliorando la libertà di riunione mediante la creazione di nuovi spazi di socializzazione

3- Migliorando la libertà di espressione, sia coinvolgendo i cittadini nella progettazione del loro ambiente che creando nuove possibilità di azione nello spazio pubblico

4- Quando si tratta di costruire piste ciclabili o nuovi sistemi di autobus, come nel caso di Curitiba, migliorano la libertà di mobilità

Queste libertà – di espressione, di riunione e di movimento – sono le principali caratteristiche di una buona urbanistica, come scrisse Sorkin molti anni fa.

Se un progetto o un design migliora una di queste tre libertà, è un buon punto di partenza.

 

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